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Te ne vai o paghi o muori !

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Pubblicato da in Attualità · 1 Aprile 2018
Tags: Tenevaiopaghiomuori!RobertoAitaGionaAlQaedacriminicontrol'umanitàTigriEufratedobbiamosvegliarcipregareperseguitatipreghieredelpapapapaAleppoCristianijihadista
[image:image-0]Te ne vai o paghi o muori !
Tutti conosciamo la storia del profeta Giona che obbedisce a Dio di predicare a Ninive (l'attuale Mosul) dopo essere rimasto per tre giorni e tre notti nel ventre di un "grande pesce". Per alcuni teologi è un racconto allegorico, ma Gesù lo cita testualmente: Come infatti Giona rimase tre giorni e tre notti nel ventre del pesce, così il Figlio dell'uomo resterà tre giorni e tre notti nel cuore della terra. (Mt 12,40).

Si è parlato in questi giorni della vecchia Ninive, l'attuale Mosul in Iraq per le persecuzioni inflitte ai cristiani da parte dell'ISIS (nato da Al Qaeda) il neonato stato islamico, lo scorso giugno, è di fatto un califfato jihadista. Dopo aver autoproclamato la propria sovranità politica su Siria e Iraq, lo Stato Islamico proclamato l'intenzione di allargare il suo progetto di dominio, come suggerisce la stessa inclusione del "Levante" nella denominazione, anche su Giordania, Israele,Palestina, Libano, Kuwait, Cipro e una zona meridionale della Turchia (l'ex Vilayet di Aleppo) Attivo tuttora nella guerra civile siriana e in Iraq, dove ha occupato nel gennaio 2014 la città di Falluja, lo Stato Islamico è colpevole di numerosi crimini contro l'umanità.

Riprendo dal quotidiano LA STAMPA del 20/07/2014, l'articolo di Giordano Stabile dal titolo " 'Pagate o morite'. I cristiani di Mosul in fuga dal califfo "

Pagare, convertirsi o morire. L’ultimatum del califfo Abu Bakr Al Baghdadi lascia tre possibilità ai pochi cristiani rimasti ancora a Mosul. Una paginetta per spiegare che, in base alle leggi coraniche, possono vivere nel risorto Califfato solo a patto di pagare la jizya, la pesante tassa che grava sugli infedeli. Il comunicato, emesso giovedì, si rivolge a «tutti i cristiani» e dava tempo fino a mezzogiorno di ieri per la scelta fra le opzioni, riassunte brutalmente: uno, islam; due, jizya; tre, spada. Tutti coloro che non sceglievano nessuna delle tre avevano tempo «fino a mezzogiorno di sabato per andare via». L’imposizione della jizya era stata annunciata subito dopo la caduta di Mosul, lo scorso 5 giugno, e ricalca la politica di Al Baghdadi in tutte le città finite sotto il dominio dello Stato islamico (Isis), la formazione estremista sunnita nata da una costola di Al Qaeda che è riuscita a fondare il primo Stato islamista fuorilegge della storia. Dopo un mese l’autoproclamato califfo ha dato l’ultimatum, ma la scadenza era stata preparata nei dettagli. Le case ancora abitate da cristiani sono state segnate da una «n» rossa (da «nazaraniy», cristiano). Quelle abbandonate, in genere requisite della nuove autorità, da una «n» nera. I miliziani adesso bussano porta per porta. Chi resiste rischia l’esecuzione immediata e di vedere l’abitazione bruciata, mentre l’arcivescovado, coi suoi preziosi manoscritti, è già finito in cenere nei giorni scorsi. I cristiani di Mosul erano ancora oltre 50 mila, su una popolazione di 1,8 milioni, prima della caduta della città. Il 90% è fuggito nei primi giorni di giugno. Gran parte degli altri seguiranno. La jizya richiesta, secondo alcuni cristiani rimasti in città e raggiunti al telefono, parte da una base di 250 dollari annui a testa, ma può arrivare facilmente a 1000 se il capofamiglia è un medico o un ingegnere. Cifre pesantissime in una città devastata dalla guerra e impoverita. Solo pochi potranno pagarla. Ed è prevedibile che la «pulizia etnica» proseguirà. Una tragedia che anche Papa Francesco segue «con preoccupazione». La durezza della legge medievale rivela anche un duplice aspetto del Califfato che sta sorgendo su metà Siria e metà Iraq, un’area con 15 milioni di abitanti, in gran parte desertica ma solcata da due importanti fiumi, il Tigri e l’Eufrate. Pugno di ferro, esecuzioni sommarie, pulizia etnica ma anche misure populiste (il prezzo della benzina è stato tagliato del 70%) servono anche a vincere la battaglia ideologica di Al Baghdadi che deve farsi accettare ed espandere il califfato. Le sue colonne motorizzate sono all’offensiva in Siria, dove hanno conquistato le campagne attorno ad Aleppo e il giacimento di gas di Al Shaer, a est di Palmira. Almeno 270 soldati e tecnici, secondo l’Osservatorio siriano dei diritti dell’uomo, sono stati uccisi..

Tutto ciò che sta accadendo deve farci riflettere. Non solo per quello che accade nel mondo ma per quello che accade a noi, cristiani tiepidi e spesso impegnati in stupide controversie dottrinali per non dire delle critiche e del gossip.... Dobbiamo svegliarci dal torpore che spesso pervade le nostre vite di cristiani nominali, formali e privi di una reale testimonianza nel mondo. Intanto credo che il minimo che possiamo fare è quello di pregare per tutti i perseguitati, unendo le nostre preghiere a quelle del Papa.

E tu cosa pensi, lascia un COMMENTO, la tua opinione è importante per noi.

Tutto è possibile a chi crede

Roberto Aita



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