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W il Maestro, abbasso il violino!

GerMission- Associazione Gesù è risorto
Pubblicato da in Le Riflessioni · 29 Settembre 2019
Il maestro e il suo inseparabile violino
Si dice che il grande virtuoso del violino Nicolò Paganini (Genova 1782-Nizza 1840) non si separava mai dal suo prezioso strumento, con il quale era entrato in perfetta simbiosi.
Dall’infanzia la sua esistenza fu segnata da una salute fragilissima e da vicissitudini mediche. Il padre, appassionato di musica, a suon di botte obbligava Niccolò ad esercitarsi con il violino, chiudendolo a chiave in una stanza anche per dodici ore consecutive perché studiasse. Nel 1802, a vent’anni, l’incontro della vita, quello con il violino Guarnieri del Gesù (costruito da Giuseppe Guarneri del Gesù a Cremona)  che lo accompagnò fino all’ultimo dei suoi giorni.  Dalla corrispondenza di Paganini è tuttavia certo che ne abbia fatto uso per tutta la sua carriera e che fosse solito chiamarlo affettuosamente il mio Cannone violino, per la ricchezza e la potenza sonora con la quale riempiva le sale da concerto.

Le sue magistrali esecuzioni incantarono i colleghi dell’epoca: «Ho sentito un angelo», disse Franz Schubert, senza dimenticare il simpatico commento di Gioacchino Rossini: «Solo due volte ho pianto in vita mia: quando un tacchino infarcito di tartufi mi cadde accidentalmente nell’acqua e quando sentii suonare Paganini». La celebre frase «Paganini non ripete», non era affatto, come si pensa, legata all’altezzosità; lo disse soltanto una volta in risposta al re Carlo Felice di Savoia che gli aveva chiesto un bis. Lui improvvisava, perciò ogni sua esibizione risultava unica e irripetibile.

     Il Maestro e il suo inseparabile strumento
Anche il Maestro dei Vangeli si serve di strumenti. Persone. Anch’io sono uno strumento (fragile, delicato) ma, nelle Sue mani capaci sono efficace. Ogni strumento nelle Sue mani, nonostante le fragilità e le impossibilità umane, diventa efficace nelle Sue mani.
Lo strumento da solo non può nulla, ma dalle Sue mani divine ne fuoriescono  note  e  melodie celestiali che benedicono, incoraggiano, motivano, guariscono le persone.
Ogni strumento da solo non può nulla, ma nelle Sue mani  quello strumento crea capolavori nella vita di tante persone.  
Io rimango sempre a bocca aperta quando assisto alle Sue meraviglie, compiute attraverso una misera persone come me.
Date le innumerevoli cose di Dio viste nella missione che mi ha affidato non dovrei più stupirmi, e invece ogni volta vivo la meraviglia.  Non sono mai riuscito ad abituarmi alle cose tangibili e straordinarie di Dio che sono in stridente contrasto con la mia pochezza. Così mi sovvengono le Sue Parole: “Senza di me non puoi fare nulla” (Gv 15,8)
Nello stesso tempo so che Lui mi ha scelto: “Non tu hai scelto me, ma io ho scelto te”  (Gv 15,16), mi ha chiamato: ” ti ho chiamato per nome: tu mi appartieni” (Is. 43,1), mi ha: “scolpito sul palmo delle sue mani” (Isaia 49:13-16), cammina con me: “ non mi lascia e non mi abbandona” (Deut 31,7) e sono: “ prezioso ai suoi occhi e degno di stima (Is 43,1-4)

W il Maestro, abbasso il violino!

Qualche giorno fa, meditando appunto sul violino inseparabile di Paganini e sulla chiamata nella mia vita inseparabile da Gesù, ho avuto un immagine: un maestro intero con l’archetto e ai suoi piedi un violino rotto in più parti.
E’ stata un’immagine così vivida in me, che l’ho dipinta su tela 80x100 (come da foto). Mentre dipingevo  impastavo i colori , li diluivo con acqua e...lacrime. Lacrime nell’anima, lacrime dagli occhi.  Quel violino rotto che stavo dipingendo ero io!
Tanti credenti, conosciuti negli anni, hanno inneggiato al Maestro, ma hanno  devastato iil violino, lo strumento.
Per tanti, il Maestro conta, lo strumento no.
Può essere lasciato, abbandonato, vilipeso, maltrattato, disprezzato. Sono credenti nel Maestro ma non vogliono sentire più la melodia da quel violino.
Magari per un periodo più o meno lungo l’hanno apprezzata, ma poi delle note più forti, dei toni più alti che il Maestro ha suonato, a loro non sono piaciute  e allora hanno tenuto il Maestro (o almeno dicono così) e hanno gettato via lo strumento, dopo averlo calpestato sotto i loro piedi e rotto in ogni sua parte.

Hanno unilateralmente deciso di “tagliare i ponti”, rifiutando ogni tentativo di riconciliazione, hanno detto di non farmi più vedere nei loro paraggi, hanno spezzato rapporti costruiti negli anni, hanno mormorato, criticato, disprezzato la mia persona e chiaramente hanno fatto tutto questo in nome di Dio. Con Dio dalla loro parte.
Hanno gridato con varie modalità: “W il Maestro, abbasso il violino!”.

Sono tanti anni che conosco Gesù e non ho mai visto nelle tante divisioni che ho assistito nei vari ambiti cristiani qualcuno che non dicesse: Dio lo vuole!  Sarà. Io invece ho sempre pensato il contrario.

Ho sempre pensato che dovremmo tutti operare per la comunione (nonostante le invitabili diversità e conflitti), per la riconciliazione e il perdono. Ho sempre pensato che le diversità fossero una ricchezza, non pretesti per dividere.

“Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri” (Gv 13,34-35)

Sarà per questo che il mondo non ci riconosce? Sarà per questo che ci sono tanti credenti ma pochi discepoli?

Dall’immagine del violino rotto che mi rappresenta, sono consolato e rafforzato dalla Sua opera in me: “Egli guarisce chi ha il cuore rotto e fascia le sue piaghe” (Sal 147,2-3)
Come umile strumento del Signore, come discepolo, io non posso né voglio sottrarmi al compito che Lui mi ha affidato. Per cui, chiunque tu sia che stai leggendo, sappi che io sarò sempre dalla tua parte, a tuo favore. Mai contro. Desidero che tu sappia che la mia porta è sempre aperta per te. Sarò felice di essere da te perdonato e di perdonarti (qualora sia necessario). Sarò felice di poterti riabbracciare nel Suo Amore e magari mischiare le nostre lacrime di riconciliazione. Io ci sono. Sempre. Contaci.
Il mio cuore desidera che insieme possiamo proclamare la Sua vittoria nelle nostre vite e proclamare all’unisono: “Non sono vinto dal male, ma vinco il male con il bene” (Rom 12,21) e gridare insieme: “W il Maestro, W il Suo violino”.
Sono inseparabili. Siamo inseparabili.

Roberto Aita



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