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Lascia che i morti seppelliscano i loro morti

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Pubblicato da Roberto Aita in Le Riflessioni · 3 Settembre 2020
Lascia che i morti seppelliscano i loro morti

A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Gli replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va' e annuncia il regno di Dio». Un altro disse: «Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia». Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che mette mano all'aratro e poi si volge indietro è adatto per il regno di Dio» (Lc 9,60)



Rispetto al mainstream, al pensiero comune, al “vangelo di Barbara” (precedente articolo sul blog) imperante nei media e rispetto alla pastorale odierna, che definisce la vocazione “facile”, “senza rinunce” Gesù proclama con chiarezza le difficoltà del cammino del discepolo, perché non vuole fare un “reclutamento”, un’“incetta” di discepoli. Essere discepoli significa accettare le povertà, l’insicurezza, il fardello dei fratelli da portare, l’insicurezza, il rifiuto e persino il ripudio dei propri familiari.
Se alla Sua richiesta di seguirLo, rispondessimo con una richiesta legittima fondata sul comandamento che richiede di onorare il padre e la madre: “Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre” e ci sentissimo rispondere dal Maestro: “Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va’ e annuncia il regno di Dio” come reagiremmo?



E’ una richiesta brutale quella di Gesù! Più che brutale!
Ma quando Gesù chiama, non si può preferire un comandamento, seppur santo, al suo amore: o si sceglie lui radicalmente o si continua a stare insieme ai morti! Di fronte a queste nette affermazioni di Gesù, come ci poniamo noi? Le assumiamo come una necessitas, oppure le leggiamo come la chiesa di oggi, che ha paura di chiedere la rottura con la famiglia a causa di Cristo e continua a beatificare la famiglia come se fosse la realtà ultima ed essenziale per la vita eterna? Ormai la voce della chiesa non sa più ripetere le parole del Vangelo con il prezzo che esse esigono: questa è mondanità, non radicalità evangelica! (E.Bianchi).
La richiesta radicale di Gesù di non andare a seppellire il proprio padre non risuona più nelle chiese cristiane, è pressoché assente nella predicazione cristiana per il semplice fatto che nessuna autorità ecclesiastica o leader religioso è fedele alla pratica di vita radicale di Gesù. Nessun leader religioso cristiano di oggi vive in un modo da costituire una scelta radicale talmente alternativa a quella normale da poter chiedere addirittura ai suoi membri di non andare al funerale del proprio padre. Piuttosto che ammettere la distanza fra sè stessi e la Parola, si cerca di attenuare e trasformare il messaggio privandolo della sua radicalità. Ma Gesù è il Signore, è radicale e non accetta alibi.

Per dare questa risposta al discepolo, così dura è anche perché Gesù probabilmente sapeva che se costui fosse andato ai funerali, non sarebbe più tornato per adempiere la missione. Familiari e conoscenti avrebbero fatto di tutto per dissuaderlo e convincerlo a rimanere a condurre una vita normale. Un processo di tentata omologazione a cui io stesso sono stato esposto più volte, con vani ricatti dalla mia famiglia di origine per dissuadermi a proseguire l’attività missionaria. Personalmente, pur con sofferenze indicibili, ho accolto la Sua radicale richiesta: “Tu invece và e annuncia il Regno di Dio” e non me ne sono mai pentito!



Gesù è chiaro: ci sono beni così alti che esigono rinunce radicali. Abituati come siamo al compromesso, agli accordi al ribasso nell’ esistenza sociale e nelle scelte morali, le parole di Gesù piombano come una spada che taglia i facili alibi, le cautele interessate, le furbizie politiche. C’ è una scelta esistenziale primaria rispetto alla cura delle realtà morte, pur rispettabili; ci sono valori per i quali sacrificare anche certi affetti e convenienze. Non si tratta di una rinuncia masochistica, bensì di una scelta positiva per una meta da raggiungere, alla quale consacrare tutto il proprio impegno. Concludo con una riflessione ulteriore: Gesù usa anche il doppio significato di “morti”.

Ci sono, certo, i morti fisici, i defunti; ma c’ è anche una morte spirituale, quella di coloro che, immersi nelle cose, si curano solo di realtà materiali, di cadaveri: «Occorre preoccuparsi di non essere morti, anziché preoccuparsi di seppellire i morti» (A. Mello)
Roberto Aita



6 commenti
Voto medio: 165.0/5
elsa
2020-09-07 13:38:16
"Lascia che i morti seppelliscano i loro morti" : quando ascolto questo versetto del vangelo mi chiedo sempre:-_ Ma io sono viva o sono morta ? ( spiritualmente,si intende).Sono viva se oggi mi sono lasciata afferrare la mano dalla Sua,se ho visto la Sua Presenza nella natura che mi circonda,nelle cose belle che guardo ogni giorno e che purtroppo dò troppe volte per scontate...Sono viva se ho saputo ringraziare per tutti i doni ricevuti oggi: la vista,l'udito,le gambe per potermi muovere autonomamente ,il necessario per vivere dignitosamente...: tanti "regali",forse troppi e si corre il rischio di essere come quei bambini del giorno d'oggi che a Natale o per il compleanno ricevono tanti pacchi regalo che poco dopo essere scartati vengono dimenticati in un angolo ....Ma se disgraziatamente una mattina mi dovessi svegliare con un organo del mio corpo che non funzionasse più , i lamenti subito si farebbero sentire....Non per nulla Gesù subito dopo ha aggiunto :" Ma tu esci e va..." Lo stesso comando che Dio aveva dato molti secoli prima ad Abramo- Esci dalla tua terra e va....Gesù rivolge di nuovo a ciascuno di noi quell'invito :- Esci dalla tua solitudine,abbandona i tuoi pensieri ossessivi per la tua famiglia,il tuo lavoro,la tua salute, smettila di pensare solo a te stesso ,scendi dal piedistallo dove ti sei posto,oppure liberati da quel senso di inferiorità di cui soffri,apri il tuo cuore ai bisogni degli altri,spalanca il portone del tuo io,esci e mettiti in cammino...lungo il percorso ,avendo lasciato " a casa" tutte le cose negative,incontrerai persone e situazioni che ti daranno energie nuove,un nuovo respiro,visioni ampie che finalmente possono sconfinare oltre le piccole e limitate " 4 mura" del tuo vecchio io narcisistico e ti accorgerai di non essere più morto,ma vivo!
Paola
2020-09-07 15:24:16
Ciao Roberto, penso che Gesù sia un rivoluzionario e che la nuova vita nello Spirito Santo ci fa rivoluzionari con lui, se voglio obbedire a Gesù devo imparare a non seguire le "formalità" del mondo
Aurelia
2020-09-07 19:53:50
Proviamo ad immaginare se ad ogni nostra richiesta il Signore rispondesse:
devo occuparmi d'altro.
Crollerebbe tutto. Mettere la mani all'aratro si...ma a quello che smuove la terra guardando sempre avanti fino a raggiungere la meta...Gesù.
Mettere mano all'aratro significa trovare il coraggio di testimoniare Dio senza mai nascondersi.
Mettere mano all'aratro...significa aiutare la diffusione e la predicazione della parola con sostentamento tangibile secondo le personali possibilità.
Non è più tempo di voltarsi indietro...e su questo dovremo concentrare la nostra attenzione.
Trascorriamo tempo su Facebook x commentare le più colossali fesserie...ma non spendiamo una parola x la parola.
Io chiedo al Signore il nostro cambiamento, la rinascita del nostro cuore.
Ti voglio bene
Sonia
2020-09-07 22:07:12
Ciao Roberto questo versetto non è facile da capire ed è veramente molto duro Seguire Gesù vuol dire fare ciò che Gesù ci chiede di fare anche quello che non ci piace o ci è difficile ! Certo che in questo caso Gesù è tutt altro che misericordioso messaggio che il Vangelo secondo Barbara vuol fare passare
Stefanua baroni
2020-09-08 08:46:38
Il nostro amore non può essere vero se "amiamo tutto". Dio è irremovibile sia nell'amore sia nell'odio, perciò dobbiamo imparare ad amare ciò che Dio ama e a odiare ciò che odia.
Anna
2020-09-08 14:16:59
Io penso che Gesu' parlasse con cognizione di causa: sicuramente era consapevole e coscente della realtà e della dimensione dell'aldilà nella quale i nostri cari che ci hanno preceduto, saranno pronti ad accoglierci quando anche noi moriremo. Spesso sottovalutiamo la dimensione ultraterrena perche' siamo focalizzati solo e soltanto su cio' che è prettamente terreno e fisico. Credo che Gesu' in un certo senso, volesse proprio sottolineare questo... e cioè, che oltre alla realtà terrena, esiste anche una realta' spirituale ed eterna che non è affatto da ignorare. E che anche mentre siamo sulla terra, dovremmo nutrire e coltivare lo Spirito.

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