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Tabù : Un enorme deretano su un vecchio divano

GerMission- Associazione Gesù è risorto
Pubblicato da in Le Riflessioni · 5 Dicembre 2018
Tags: TabùRobertoAitaGermissionGesù
Un enorme deretano su un vecchio divano

Alla visione dei video di Anton sul nostro sito, una credente ci ha detto che i video sono belli e significativi, ma “toccano un argomento delicato”. Praticamente un tabu’.

Sembra che il termine tabu’ venga dalla Polinesia (strano, no?) e indica una “forte proibizione a cambiare una consuetudine consolidata”. Ecco perché “infrangere un tabu’” è considerata un’azione degna di biasimo dalla maggioranza, diciamo dal pensiero comune. Certamente Gesu’ fu messo in croce proprio perché il Suo messaggio e le Sue azioni andavano a infrangere i tabu’ del tempo e tutt’ oggi viene nuovamente crocifisso da quei credenti che vivono rassicurati dai propri tabu’ perché costerebbe loro troppo cambiare.

Il tabu’ piu’ diffuso tra i credenti è quello del denaro. “Toccatemi tutto ma non il denaro!” è il motto dei piu’. Questo mi fa ricordare ciò che anni fa missionario laico, la cui moglie si era ammalata di depressione per questo motivo (si era logorata nel sentirsi umiliata dai credenti che serviva) mi disse: Sai Bob qual è la preghiera segreta dei credenti quando pregano per missionari come noi? Al mio diniego aggiunse: “Signore, mantieni umile il nostro missionario, perché a mantenerlo povero ci pensiamo noi!”.

Questo mi fa ricordare (ma potrei scrivere un libro al riguardo e forse lo faro’…) l’episodio vissuto da me e mia moglie tanti anni fa perché è la stessa storia che si ripete con modalità e persone diverse, ma la sostanza non cambia.

Un’amica, fervente credente, veniva settimanalmente a trovarci a prendere un caffè da noi. Una mattina venne e si sedette sul nostro divano come era solita fare. Il nostro mobilio era tutto riciclato
e anche il nostro divano non era un’eccezione. Era bello, d’epoca con i suoi velluti, ma estremamente…vecchio e malandato. Cosi’ come ce l’avevano donato cosi’ l’avevamo messo in sala.

Ma quella volta, quando l’amica pose il suo enorme deretano sul divano, lancio’ un urlo di dolore. Una vecchia molla l’aveva trafitta: atto poco nobile ma comprensibile per una vecchia molla su un vecchissimo divano. Non so se la reazione della vecchia molla fosse per l’insostenibile propria vecchiaia o per il peso non indifferente del deretano, ma tant’è.... reagi’ in modo piccato. A quel punto, rialzatasi massaggiandosi il fondoschiena lievemente offeso proruppe: Pregherò con fede affinche’ il Signore vi provveda un divano nuovo. Poi bevve il caffè e se ne ando’.

Qualche giorno dopo un amico di mio suocero, che aveva appena acquistato un divano in pelle che non piaceva alla moglie, decise di regalarcelo. Ne avrebbe comprato un altro nuovo, piu’ gradito alla moglie. Cosi contenti, sostituimmo il vecchio divano sfondato con quello nuovo (rivestito ancora di cellophane).

Ripasso’ la nostra amica a trovarci per un caffè. Entro’ in sala e vide il nuovo divano appena arrivato.
Dopo qualche secondo di sorpresa, esclamò: Ma questo è troppo. Accompagnò questa esclamazione di dispiacere con un inequivocabile smorfia di invidia. Aveva pregato certamente per un divano, ma piu’ modesto (suvvia…non bisogna chiedere al Signore qualcosa di bello per un missionario. E’ lecito chiederlo per casa propria ma non per la casa di un missionario). Cosi’ lei pensava. Glielo lasciammo pensare mentre gustavamo il caffè. Lei era allibita, noi eravamo felici. Felici non solo per il divano ma felici perché il Signore ci aveva dato il meglio, superando le aspettative di tutti.

Quante altre volte è successo nella nostra vita missionaria (piu’ ci penso, piu’ penso al libro da scrivere sulla Provvidenza di Dio e sulla stupidità dei credenti prigionieri dei propri tabu’ che abbiamo incontrato).

Nel Vangelo Gesu’ dice che: “Nessuno può servire a due padroni: o odierà l'uno e amerà l'altro, o preferirà l'uno e disprezzerà l'altro: non potete servire a Dio e a mammona (Mt 6,24). Il tabu’ dei credenti, ancora valido ai nostri giorni, è quello del denaro. Se lo demonizzano, lo fanno con quello altrui, mai del proprio. Magari risciacquano la coscienza con qualche “opera buona”, giusto per sentirsi a posto e generosi. Ma nella sostanza vivono prigionieri del possesso (e della sicurezza che ne deriva) e dell’ipocrisia cristiana nel trattare cose spirituali ma disincarnate (disincarnate assai) dalla realtà.

Se la preghiera di questi credenti è: “Signore, mantieni umile il missionario, che a mantenerlo povero ci penso io” la mia preghiera per ciascuno di loro è: “Signore, con la stessa misura con cui misurano a me, tu misura a loro”. Ecco perché i conti si fanno alla fine e Colui che tirerà le somme è Colui che sa ricompensare per ogni bicchiere d’acqua e sa penalizzare per ogni bicchiere negato. “Non possiamo prenderci gioco di Dio; perché quello che un uomo avrà seminato, quello raccoglierà” (Gal
6,7). A volte si raccoglie in questa vita, ma non sempre. Certamente si raccoglierà in quella futura.

Roberto Aita
www.germission.org




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