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Educare: riflessioni in merito ad una corretta educazione

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[image:image-1]L’educazione deve avere come presupposto una grande fiducia verso la persona ed un profondo rispetto per la sua coscienza. La fiducia nasce dalla consapevolezza che ogni persona ha in sé la potenzialità di diventare “una personalità” sia in campo umano che in quello spirituale e dalla speranza che tale potenzialità possa crescere ed emergere. Il rispetto della coscienza nasce dalla consapevolezza che ogni persona è “diversa” l’una dall’altra e che diverso non significa né inferiore né superiore, ma la diversità è cosa molto buona perché ognuno può attingere dall’altro le qualità migliori per arricchire sé stesso, perché in ognuno c’è qualcosa di prezioso che non c’è in nessun altro. Le persone sono ineguali per natura e pertanto non bisogna cercare di renderle uguali perché è la diversità degli uomini, la differenzazione delle loro qualità e delle loro tendenze che costituisce la grande risorsa del genere umano. L’universalità di Dio consiste nella molteplicità infinita dei cammini che conducono a Lui,  ciascuno dei quali è riservato a quel singolo uomo.

[image:image-2]Ogni persona è cosa nuova nel mondo e deve portare a compimento la propria natura in questo mondo per cui ciascuno è tenuto a sviluppare e a dar corpo proprio a questa unicità e irripetibilità, non invece a rifare ancora una volta ciò che un altro, fosse la persona più grande, ha già realizzato. Nel mondo futuro non mi si chiederà perché non sono stato come ad esempio S.Francesco, ma mi si chiederà perché non sono stato me stesso ed il fatto di guardare quanto un altro ha già fatto e di sforzarsi di imitarlo può solo indurre in errore; infatti comportandosi così si perde di vista ciò a cui lui e lui solo è chiamato: ognuno si comporti conformemente al grado che è suo altrimenti non c’è realizzazione. Così il cammino per accedere a Dio è dato dalla conoscenza del proprio essere, la conoscenza delle proprie qualità, della propria indole e dei propri limiti. Nel rapporto educativo non si deve mai mettere la persona nella condizione di “paziente”, sul quale applicare un processo separato dal suo modo di vivere e che egli deve sopportare, ma al contrario è quello di sviluppare il desiderio da parte del soggetto di allargare continuamente il campo delle sue conoscenze: educatore è colui che aiuta ad avviare questo processo delle conoscenze, che poi continuerà senza di lui. Esiste una cosiddetta educazione “depositaria” che consiste nella trasmissione di un sapere assimilato in senso acritico ed incapace di crescere in modo autonomo nella persona,  questi non è chiamato a parteciparvi, mentre esiste una educazione “stimolante o problematizzante” che si basa invece su una concezione dell’uomo non come “essere vuoto” da riempire o da addomesticare, ma come corpo cosciente, un soggetto cioè la cui coscienza è in continuo rapporto col mondo e che l’educazione può aiutare mettendogli a disposizione strumenti che allargano gli orizzonti conoscitivi e gli consentono di ripercorrere certe esperienze alla luce di un nuovo sapere.

[image:image-3]Si verifica quindi che l’educazione “depositaria” comporta una specie di anestesia, perché inibisce il potere creativo degli educandi, pretendendo di mantenere la coscienza in “immersione”, mentre l’educazione “stimolante” di carattere prevalentemente riflessivo, comporta un atto permanente di rivelazione della realtà, sforzandosi di far emergere la coscienza ed è da questo senso critico della realtà che nascono riflessioni ed esperienze che ci aiuteranno a vivere meglio e con maggior consapevolezza del proprio ruolo che ciascuno ha in questa vita terrena. L’uomo che si sente entrato nel possesso della coscienza critica, che non è verbosità formale, narrazione fine a se stessa, ma strumento di comprensione e comunicazione della propria realtà, ha a disposizione uno strumento formidabile col quale riscopre il mondo che lo circonda in un orizzonte di significati e di valori aperti verso un concetto più ampio del “senso della libertà”. Nell’ educazione depositaria è dominante la passività di una coscienza “magica”, che attribuisce ai fatti un potere superiore alle forze dell’uomo, mentre nell’ educazione problematizzante si tende alla coscienza critica, cioè alla capacità di cogliere la realtà nel suo dinamismo, nella consapevole integrazione dell’uomo con il mondo in cui vive.

[image:image-4]Strumento principale in questa educazione è il dialogo, un dialogo che non impone,non manovra, non addomestica, non fa slogan, ma un dialogo che fa maturare la consapevolezza della propria coscienza, ovvero la conoscenza di sé, degli altri e del mondo che ci circonda. In questa visione educativa viene superato il rapporto tradizionale educatore-educando in quanto a questo punto “nessuno educa nessuno”, ma le persone si educano fra loro in comunione. In questa apertura il dialogo diventa uno strumento col quale il soggetto può cambiare il senso delle proprie esperienze e costruirsi così una visione del mondo ed è in questa apertura, che è innanzitutto libertà di coscienza, che trova senso l’educazione, fuori quindi da ogni contenuto che abbia il sapore di ideologia. Occorre quindi “ far spazio ai poveri”, dare parola ai poveri, cioè a coloro che ne sono privi culturalmente e politicamente affinchè ognuno maturi in sé la consapevolezza della propria dignità

Dott. Antonio Mendogni

Presidente dell' Associazione GerOnlus ( www.gerparmaonlus.org )

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