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Fra Dolcino

GerMission- Associazione Gesù è risorto
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Conosco Roberto e Loira da anni e sostengo l'opera che il Signore  ha affidato  loro con le mie preghiere.  Gioisco con loro per le meraviglie del Signore (sono tante le testimonianze edificanti che accompagnano la sua attività evangelistica e divulgativa)  e soffro con loro per le varie persecuzioni a cui sono sottoposti. Siamo fratelli veri in Cristo proprio per questo.

So della famiglia di Roberto che lo ha ripudiato,tanti anni fa, ( Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua -Mt 13,57)  per la  missione che porta avanti. So delle sofferenze che a loro vengono causate anche da coloro  che hanno ricevuto tanto dal Signore attraverso la Sua missione. Conosco la loro tenacia e determinazione, nonostante tutto  e tutti.

In loro vedo adempiersi le parole di Gesù: " E sarete odiati da tutti a causa del mio nome; ma chi persevererà sino alla fine sarà salvato (Mt 10,22) Chi dunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch'io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch'io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli. (Mt 10,32)

Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me; chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me.  Chi avrà trovato la sua vita, la perderà: e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà. (Mt 10,37-39)

Ogni giorno, e grazie a Dio non solo il solo, prego per loro affinchè la persecuzione sia un fattore di crescita nella loro vita, come l’azione del sole sulla pianta che la irrobustisce e la fa crescere.

E' questa anche la tragica storia della chiesa, che non ha saputo riconoscere i santi, i profeti, gli inviati da Dio: li ha individuati e, quando è stato possibile, li ha eliminati. Ma poi la storia passa e quelli che sono stati sacrificati, quelli che sono stati umiliati passano ad essere i veri testimoni del Signore.

Tra le tante figure prendo per esempio una donna straordinaria che è stata Teresa di Avila. Era entrata tra le monache di clausura, ma lei era la donna delle beatitudini, cioè in sintonia con Dio, sentiva insufficienti i mezzi, gli strumenti che la regola le dava ed aveva bisogno, proprio perché era in sintonia con Dio, di agire in una forma nuova. Ebbene il vescovo scrive al santo uffizio queste testuali parole: “ho qui nella mia diocesi una monaca che è femmina inquieta e vagabonda”.

È il classico esempio di una monaca femmina inquieta e vagabonda, che la chiesa, dopo un po’ di tempo,  ha riconosciuta come santa e Dottore della chiesa, invece del vescovo se ne è persa la memoria.

Ricordatevi della parola che io vi ho detto: «Un servo non è più grande del suo padrone».
Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi (Gv 15,20)

E tutti quelli che vogliono rettamente vivere in Cristo Gesù saranno perseguitati. (2Tim 3,12)

Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che costruite le tombe dei profeti e adornate i sepolcri dei giusti, e dite: «Se fossimo vissuti al tempo dei nostri padri, non saremmo stati loro complici nel versare il sangue dei profeti». Così testimoniate, contro voi stessi, di essere figli di chi uccise i profeti. Ebbene, voi colmate la misura dei vostri padri. (Mt 23,29-34)

Prego per i persecutori, per i calunniatori, per coloro che con varie modalità tentano di ostacolare la missione dell'evangelizzazione, perchè anche loro sono comunque amati da Dio e parte del suo progetto nella vita di coloro che servono Dio.

A maggior ragione prego per tutti coloro che sostengono con le preghiere, con la presenza attiva, con l'amicizia fraterna, con la condivisione dei beni, la Missione dell'evangelizzazione.

Pax Et Bonum

Frà Dolcino - Monte Rubello (Biella)




Caro Leo

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Caro Leo,

rinnovandoti (ripeto: rinnovandoti) di cuore l'amicizia che ci lega da anni e nel tentativo (ripeto: tentativo) di darti una "scossa positiva"  (ripeto: positiva)  non solo al contenuto profondo della tua mail, ma alla tua vita intera, mi permetto, data la confidenza tra noi di scriverti la mia risposta.

Hai già ricevuto diversi commenti postati sul blog alla tua mail.  E' stata apprezzata per i contenuti sinceri e "alti". Hai suscitato un significativo interesse e ognuno da parte sua, con il proprio commento,ha voluto o cercato di aiutarti. Nessuno ha la Risposta, ma ci hanno provato :-)

Pensieri e sentimenti nobili di chi cerca il volto di Dio.

Ma Leo, tu lo sai, abbiamo concordato di postare la tua mail "tagliata". Tagliata. Perchè? Semplice: perchè avevi dato una risposta personale  a una mia mail a te di qualche giorno prima (copio testualmente la parte tagliata da Bob a Leo ):

Bob a Leo:  Hai detto di non volerti "impegnare" in nessuna realtà per rimanere libero. Concordo. Ma, come sai, non siamo un "gruppo" o "comunità" classica, per cui la tua libertà di "collaborare" a Germission, come lo è per tutti coloro che già collaborano, non viene minimamente intaccata. Aderendo infatti alle 4D dei GerPartner (distacco, da sè, distacco dagli altri, decima e discepolato)prima di essere un Impegno verso GerMission, è un Impegno verso il Signore, Impegno personale. Cosa ti trattiene dall'aderire?

Tu Leo, mi hai risposto con la mail che abbiamo concordato di postare  sul blog, tolta la parte "epurata" questa tua risposta alla mia domanda di cui sopra (cito testualmente):

Leo a Bob:  La ragione fondamentale per cui non aderisco in pieno a Ger è proprio questa: non ho avuto la gioia di un incontro personale e vivificante con Gesù, quindi non sono un testimone credibile. Io non aderirei per fiducia in una persona che non ho incontrato, ma per Bob Aita, che ha fatto di queste quattro D il suo stile di vita.

Leo,  questo è il punto vero !

Qui Leo, perdonami,  esprimo "un aspetto poco piacevole del mio carattere" come hai scritto tu. Necessariamente poco piacevole per te. Nella mia risposta a te, non c'è risentimento, ironia o sarcarsmo, c'è l'estremo (ripeto: estremo) tentativo di avvicinarti a Dio in modo radicale e concreto. E' il tentativo (ripeto: tentativo) di farti uscire da questa "evanescenza" spirituale e umana che ti avvolge. Ti chiedo scusa, ma che amici siamo se non posso esprimermi con confidenza e franchezza nei tuoi confronti?

La verità acclarata è che il tuo problema è il rapporto col denaro. Delle 4 D non ti disturbano la docilità, il distacco o il discepolato, ma quello che ti disturba profondamente è la decima.

Non preoccuparti, non sei il solo. Fai parte della maggioranza: sei in buona compagnia. Ogni 100 persone che incontro e che mi esprimono come te negli anni "amicizia, stima e affetto" solo una è disposta a offrire al Signore la decima (1 su 100 è sempre meglio di "uno su mille ce la fa" :-) Le alte "vette spirituali" di cui scrivi, si infrangono al cospetto della decima. Qui è il tasto dolente, amico mio. E lo sai. Il tuo problema è il denaro.

Leo carissimo, perdonami se nella mia franchezza appaio "spiacevole". So che quando parlo come Dio parla attraverso le Scritture, sono più urticante di un paio di mutande di cartavetrata ! Mi pare che anche Gesù fosse così "spiacevole" da essere messo in croce ben prima del Calvario: la verità che rende liberi, quando viene rifiutata deve essere "annacquata" nel politicamente corretto. Non tu Leo, ma sono molti i credenti, aderenti ai vari circoli cristiani, che pensano in fondo che "Gesù sia morto per un colpo di freddo"!

La verità del vangelo è rivoluzionaria e i credenti (o coloro che lo cercano come te) preferiscono dormire, trastullandosi con le fantasie spirituali o pseudo masturbazioni mentali.  Un vescovo indiano diceva: quando Gesù passava nei villaggi, accadeva una rivoluzione con guarigioni, conflitti e persecuzioni. Quando passo io mi offrono una tazza di thè".

Lo sai Leo, ci conosciamo da anni. Tutte le volte che abbiamo preso insieme una birra al bar, la tua stessa mano che prontamente afferrava il boccale, è sempre stata poi come "paralizzata" nell'aprire il portafogli. Ti ho sempre offerto io la birra con gioia e continuerò a farlo. Perchè io sono ricco. Lo so. Sono ricco nel donare, sono ricco nel ricevere. il Signore mi ha dato molto e io ho dato molto a Lui. Lui è impareggiabile, ma io provo a eguagliarlo. Cerco l'eccellenza (non il cardinale di turno, che non sempre eccelle nel bene) ma il meglio con Dio.

Leo, non rattristarti per le mie parole. Sei parte della maggioranza e nei paesi democratici come il nostro, la maggioranza vince. Nel mondo vince la maggioranza, nel Regno di Dio vince la minoranza, perchè sono pochi quelli che entrano per la "via stretta". E' più comoda la via larga, anche se conduce in tutt'altra direzione.

a.s.a. : un nuovo conio.  Il denaro: un problema per molti, anche molti credenti (sic). Mi permetto di dirti che comunque hai coniato una nuova moneta: "amicizia, stima e affetto". Un nuovo conio: a.s.a. Altro che le criptomonete e bitcoin!

Leo, come scritto sopra, per un credente che riesce a colmare la distanza che separa il cuore (parte nobile) dal portafoglio (vil denaro), ve ne sono 99 che non ce la fanno proprio. E' una cosa più forte di loro e devono arrangiarsi a "giustificare" in mille modi diversi questa "incongruenza": vogliono dare tutta la loro vita a Dio e conoscerlo, ma non vogliono che Dio metta il Suo naso nel loro portafoglio. Parlano di "alte vette spirituali" ma poi cascano sul "vil denaro" da cui fanno una fatica improba a condividere. Hanno imparato a tenere le cose distinte: offrono "stima, amicizia e affetto", mai il denaro. Stima, amicizia e affetto probabilmente costano meno, mio Leo.

Io ringrazio ogni giorno quel 1% che prega, crede e dona alla Mission. Li ringrazio anche di persona, perchè pregano, credono e donano a GerMission. Ma che dire dei 99 credenti su 100 che incontro e offrono alla Mission le "briciole" e a volte neppure quelle?   Si credono molto generosi nei confronti della Mission offrendomi il nuovo conio: "stima, amicizia e affetto" (a.s.a.)?

Ma ti confesso alcune cose Leo:      

Ogni volta che ho provato a pagare il pieno di gasolio per l'auto con questo nuovo conio (a.s.a) non l'hanno mai accettato: il gestore di ogni distributore mi ha sempre chiesto il "vil denaro". Strano.

Ogni volta che abbiamo affrontato spese per i viaggi, gli spostamenti, le sale, le chiese, gli strumenti, i media per l'evangelizzazione, non ho mai potuto pagare col nuovo conio (a.s.a). Mai.

Ogni volta che nel corso degli anni, che ho fatto la spesa, ogni volta che ho pagato le tasse universitarie dei miei figli, ogni volta che ho pagato le bollette, ogni volta che ho dovuto cambiare l'auto, non so perchè ma mai nessuno ha accettato di essere pagato con "stima, amicizia e affetto". Mai. Strano.

Leo, anche quando sei stato invitato a cena a casa nostra, non so il perchè, ma nessuno mai ha accettato il mio pagamento dei vini e dei cibi per i graditissimi ospiti, tu compreso, pagando con "stima, amicizia e affetto". Mai. Ho sempre dovuto pagare col "vil denaro". Strano. Molto strano, non trovi?

Tu Leo sei un dipendente. Pensa se il tuo datore di lavoro il 27 di ogni mese ti dicesse: Leo, ti ammiro molto e apprezzo tantissimo il tuo lavoro. Non ti pago col "vil denaro", ma ti ricompenso con "stima, amicizia e affetto". Certamente saresti felice. Ah, che gioia! Usciresti felice con le tasche piene di a.s.a e ancor più felice di non avere un euro! Come goderesti! Del resto tu non  lavori per il "vil denaro" ma per i "nobili sentimenti" e le "elevate ricerche di Dio" e con quelli ti manteni dignitosamente!

Leo sei vicino alla cinquantina e dovresti aver capito che la vita costa. Una donna costa. Se la inviti a cena, costa. Se le compri un mazzo di fiori, costa. Se le regali un anello, costa. Se poi la sposi, costa. Se hai dei figli, costano. Ma tu no. Tu paghi con "stima, amicizia e affetto" e forse, dico forse, è uno dei motivi per cui una donna non ce l'hai.



Sono sgradevole e spiacevole nel dirti queste cose. Lo so. Ma se non te le dico io queste cose, data la confidenza che ci lega da anni, chi te le può dire?

Anche S Paolo era ricompensato da molti credenti solo con "stima, amicizia e affetto".  Lo scrive ai Corinti (1Cor 9,9; 1Tim 5,18) con toni piuttosto forti (anche lui aveva aspetti poco piacevoli del suo carattere, tanto da scrivere ai Galati che era meglio evirarsi Gal 5,12). Ma anche lui aveva dei credenti che offrivano denari per sostenere la sua missione ( Fil 4,14-17). Anche Gesù e i suoi erano sostenuti nella missione coi denari (Lc 8) Altro che gli a.s.a che usi tu....

Un Signore che non è capace di guarire la tua mano paralizzata nel donare, come farà a toccare il tuo cuore che è ben più importante ?

Ripeto: sei parte della maggioranza. Consolati. Secondo molti, la distanza che separa la parte nobile del cuore dalla parte vile del portafoglio, và conservata. Per questo molti credenti che paiono così "mistici e spirituali" sono poi incapaci a condividere i loro beni, Mi chiedo solo se questo renda più ricchi o il contrario. Stando al Vangelo se non si colma questa distanza, si è poveri.

Gesù dice: "Date a Cesare quello che è di Cesare e date a Dio quello che è di Dio" (Lc 20,25) ma la maggioranza preferisce avere la coscienza a posto solo con Cesare (tasse, tributi, doveri,ecc...) . Del dare la propria parte a Dio (offerte, decima, generosità, ecc...) non gliene frega proprio nulla (sic!)

Leo, ti invito al solito bar quando ci incontreremo. Spero di non averti offeso. Non credo, perchè sai che ho aspetti poco piacevoli del mio carattere....ma almeno un carattere ce l'ho. Potresti essere l'incarnazione del proverbio: Dagli amici mi guardi Iddio, che dai nemici mi guardo io (scherzoooooo :-)

Non preoccuparti: la prossima volta, al solito bar, dopo la birra, alla cassa, sarà sempre la mia mano più sana della tua a pagare. Tenterò ancora a pagare con "stima, amicizia e affetto", ma dopo uno sguardo inequivocabile del barista, temo che mi toccherà ancora pagare coi denari. Ma lo farò con gioia, perchè stare con te è la cosa più importante. Tutto il resto crepi! Anzi, crepi l'avarizia!

Un abbraccio forte,

Bob



Tu cosa risponderesti

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Tu cosa risponderestiCaro Bob,

quando ho cominciato a frequentarti, anni fa ormai, mi aveva colpito una cosa di te,che ho notato ancora una volta la settimana scorsa. La tua assoluta sincerità, la naturalezza, la convinzione con cui parli della tua missione, della tua vocazione, del tuo rapporto vivo con Gesù. Si capisce, anche attraverso certi aspetti poco piacevoli del tuo carattere, l’urgenza che senti in te, a volte sofferta, di portare tutti a Cristo, di annunciare con credibilità la Parola.

In te non c’è nulla di finto, non ti atteggi, sei sempre naturale, autentico nel bene e nel male. E questa autenticità si manifesta quando parli di Dio e del tuo lavoro, così come nell’amicizia. Hai messo tutto in discussione, con coraggio e fede, per un qualcosa che, a mio modo di vedere, rappresenta un mistero.


Per scegliere la vita che stai vivendo ci deve essere stato un incontro vero e proprio, un momento in cui hai potuto percepire, accanto a te, reale,  tangibile, inoppugnabile una Presenza, per la quale valeva la pena rischiare. Una Presenza di cui non hai potuto fare a meno di innamorarti e che tu forse non aspettavi. Questa Presenza ha illuminato la tua mente e soprattutto il tuo cuore, portandoti, o docilmente costringendoti, a dirigere verso di Lei i tuoi passi. Quell’ istante deve essere stato vertiginosamente gioioso, forse contrassegnato da solitudine, di certo fonte di dolorose incomprensioni. In seguito a esso tutto, dalle piccole alle grandi cose della tua vita, è cambiato, ha acquistato altro valore, è stato ridimensionato, come quando ci si innamora contraccambiati e ci si sente con stupore riconosciuti per ciò che si è e parte di qualcosa di più grande e di infinitamente bello e stupefacente.

Bene, Bob. Ti prego di non reputare la mia una sorta di bestemmia, ma io, in tutti questi anni, per quanto lo abbia cercato con sincerità, nel modo in cui, di volta in volta, ne sono stato capace, questo Gesù vivo, reale, questa presenza trasformatrice, non l’ho trovata. Lo dico con assoluta onestà dinanzi a me stesso, conscio del fatto di avere cercato e di continuare a cercare.

So già cosa può pensare chi ha fede: “Ma come? Tu hai il cuore duro, sei rigido, apriti”. “Dio ti ama: lascialo entrare in te”. E ancora: “È colpa tua se non ti lasci andare, se non avviene questo incontro. Sei troppo razionale”. E tanto altro.

Mi permetto di dire che trovo tutti questi luoghi comuni, perché nessuno può essere nella parte più profonda e intima di me al punto da giudicare le mie intenzioni e i miei pensieri. Non è avvenuta una conoscenza di carne, ma solo di parole che mi hanno si aiutato, ma non trasformato nel profondo. Non è scoccata la grazia di quella scintilla che, sola, fa la differenza, modificando il nostro angolo visivo e la nostra esistenza.

Ci sono stati poi negli anni, me ne rendo conto ora, episodi che mi hanno segnato, e che tu conosci in parte, costringendomi a interrogarmi. Tre amici si sono suicidati, e due di loro erano sacerdoti.

La loro morte, per me, è un grosso mistero. Erano Suoi prescelti. Uomini, cioè, che Lui aveva voluto per Sè, per diffondere la Sua Parola, il Suo messaggio, e la loro morte, se ci penso, ancora oggi mi sconcerta. Dov’era Dio nel momento in cui si sono tolti la vita? E prima di questo gesto? Cosa li ha portati a scegliere il sacerdozio e poi a una fine così atroce? A volte mi viene da pensare che questa morte contraddica la chiamata, la forza di quell’incontro trasformatore: dov’è l’unzione che dovrebbe proteggere un consacrato proprio perché prescelto? Vedo tanta solitudine: solitudine vera, abbandono. Ho conosciuto bene soprattutto uno di loro (gli avevo chiesto di farmi da “padre” spirituale, da guida) e oggi, pensando a lui, mi domando: la fede aiuta davvero?

Ogni volta che ho partecipato ai tuoi incontri ne sono uscito sicuramente arricchito. Ricordo in modo particolare il primo, durante il quale avevi parlato dello Spirito Santo come fosse una persona vera e propria, in carne e ossa, viva accanto a noi. Questa tua descrizione era stata efficace, ma a distanza di tempo non posso dire che mi abbia aiutato a innamorarmi della Parola, a sentirla più mia, coinvolgendomi fino a smuovere in me qualcosa di nuovo in grado di cambiarmi nel profondo. O forse è ancora latente in me, in qualche angolo della mia anima, in attesa di scoppiare improvvisamente e illuminare di luce nuova la mia esistenza. Non lo so, in tutta onestà.

Nel corso degli anni, mi sono accostato a realtà diverse di preghiera.. E sempre me ne sono allontanato con la sensazione di essere entrato in gruppi che dicevano di volermi accettare per come sono, ma che poi tendevano un po’, forse involontariamente, a manipolarmi. Non mi sentivo a mio agio: a me non interessa parlare in lingue; non credo che un buon cristiano debba essere necessariamente chi segue questo o quel movimento, questo o quel gruppo.

Credo che un buon cristiano sia innanzitutto un uomo, che si sforza giorno per giorno di essere giusto dinanzi a se stesso, e quindi dinanzi a Dio, come ha fatto Gesù per primo. Ho la sensazione che uomini come Terzani (su cui dovremmo forse fare un bel discorso), pur nelle loro incertezze e nonostante abbiano abbracciato per puro caso altre religioni, siano molto più cristiani di tante persone che si professano tali. Non hanno avuto come te la grazia di un incontro rivelatore, ma la loro esistenza, le loro parole, mi hanno dato molto, e hanno arricchito quella sensibilità spirituale che sento forte in me, seppure diversa dalla tua.

Non ho avuto la gioia di un incontro personale e vivificante con Gesù. Se io guardo indietro, alle varie esperienze che ho fatto, soprattutto nel periodo dell’adolescenza, quella che maggiormente mi ha segnato dal punto di vista spirituale è stata la settimana a Taizé, dove ero andato con un gruppo di ragazzi della mia Parrocchia.

In quel villaggio piccolo ma affollatissimo di ragazzi provenienti da tutto il mondo, nonostante il caldo afoso e opprimente di agosto, ho trovato un piccolo segno del divino: il sorriso indifeso, straordinariamente sereno e disarmante di Frere Roger. Nella calma di quegli occhi ho colto, per la prima volta in vita mia, qualcosa che oserei definire “santità”. Non c’era in lui nessun desiderio di convincerci di qualcosa, di portarci a qualcuno, di forzare una conversione. Non voleva insegnarci nulla, eppure, proprio questa umiltà docile, questo silenzio parlavano più di mille parole e insegnamenti e ci invitavano ad andare oltre, ad aprire i nostri cuori, prima di tutto, a quella che è fondamentalmente una fiducia.

Ecco: ciò che io, oggi, ho incontrato nella mia vita, è questa fiducia, questa speranza, che però, per quanto posso dire, non ha un volto.

Io non so Bob come sarà il Paradiso. Ma mi piace pensare che sia proprio un incontro di anime che sono state capaci, nella vita, di credere in qualcosa di bello, di alto; e mi piace anche pensare che questo qualcosa si riveli essere la carne stessa di Gesù, cioè la sua realtà concreta, che ha parlato a tutti, anche a chi non lo ha incontrato, in modi misteriosi.

Caro Bob, spero di non averti annoiato con questa lunga mail, ma ho voluto essere il più chiaro e il più onesto possibile.

Ti abbraccio con amicizia, stima e affetto.

Leonardo



Il mio punto di vista

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Il mio punto di vistaOgni testimonianza è importante. Ogni intervento tangibile del Signore nella vita di una persona è significativa. E' significativa in primis per la persona beneficiata e poi per tutti coloro che, conoscendola, ne traggono forza e incoraggiamento.

Ancora oggi vengono sfornati migliaia di sermoni, prediche, omelìe sulla guarigione, avvenuta più di 2000 anni fa, dell'emorroissa nel vangelo (Mc 5,25-34). E' una testimonianza fantastica di fede, dalla quale ancora oggi tutti ne possiamo trarre insegnamenti importantissimi.

Peccato che per questa guarigione, come per altre, in troppe prediche e omelìe si parli spesso di un Gesù del passato, come a voler confinare il potere taumaturgico del Signore "in quei tempi". In realtà la Scrittura ci insegna che: Gesù Cristo è lo stesso, ieri,oggi e per sempre (Eb 13,8). La nostra Associazione, da quando il Signore mise nel mio cuore di fondarla e promuoverla, è denominata "Gesù è risorto", proprio perchè crediamo che Gesù è vivo, risorto e operante nella vita di coloro che Gli credono. Si capisce perché sant’Agostino può dire che “la fede dei cristiani è la risurrezione di Cristo”. Che Cristo sia morto tutti lo credono, anche i pagani, ma che sia risorto, solo i cristiani lo credono, e non è cristiano chi non lo crede.

Io credo, noi crediamo in Gesù Risorto, Vivo e operante oggi. Crediamo che Lui ancora oggi possa salvare, liberare e guarire coloro che confidano in Lui. Crediamo nella persona dello Spirito Santo che conferma la Parola attraverso i segni carismatici della Sua Presenza (Mc 16, 17-20).

Negli anni ho visto e sentito innumerevoli testimonianze delle Sue meraviglie nelle vite di tante persone. Ne abbiamo raccolte tantissime nel Sito Germission (scritte, audio e video) ma queste sono solo una parte delle tante testimonianze udite e riscontrate e che non sono mai state documentate.

Ricondivido la video- testimonianza di Alessandra (già presente nel Sito) perchè è bello sentire il suo punto di vista.

Ora vorrei integrare col mio punto di vista, cioè cosa io provai durante quella preghiera in cui avvenne ciò che Alessandra condivide con gioia. Dalla sua testimonianza ne ricaviamo il suo punto di vista, ora mi permetto di descrivere di quel fatto il mio.

Ricordo quella sera fredda del 21 gennaio. Quella Chiesa in cui venni invitato per la catechesi e la preghiera carismatica di guarigione. Ricordo che dopo la Messa, Padre Gianpietro mi presentò alla numerosa assemblea e dopo un canto di invocazione allo Spirito Santo, condivisi la catechesi dal Vangelo.

Poi la preghiera carismatica. Pregai per l'assemblea e ricevetti dallo Spirito Santo alcune parole nel cuore, come delle locuzioni interiori riguardo delle persone nell'assemblea (che io non potevo conoscere personalmente).  Questo carisma (dono dello Spirito santo) è la Parola di conoscenza. E' una rivelazione dallo Spirito Santo che riguarda il momento presente di una persona o di una situazione; altre volte può riferirsi anche ad una situazione passata per apportare guarigione al presente. Come sempre proferii quelle parole non senza un umano timore. In pubblico è pur sempre un esporsi al giudizio altri e la responsabilità di sbagliare è sempre presente da parte mia.

Ma come un funambolo senza rete di protezione (questa è l'immagine che ho spesso della mia persona durante la preghiera carismatica e nella vita) mi lanciai senza riserve, vincendo ogni umana paura e proferendo quelle parole ispirate dallo Spirito Santo.

Non sapevo nulla umanamente: semplicemente (come sempre)  mi fidavo di Dio e mi abbandonavo a lui. Non sapevo nulla della persona a cui quella parola, che man mano ricevevo dentro di me e che dal microfono proferivo pubblicamente, veniva rivolta. Non sapevo assolutamente nulla. Come sempre. Abbandono in Dio. Fiducia in Lui.

Alessandra (che io non conoscevo) era nell'assemblea. Udì quelle parole. Lei sapeva che io non sapevo nulla di lei. Per questo la Parola di conoscenza toccò il suo cuore. Quando il Signore mi ispirò a dire: " Il Signore guarisce la tua sterilità. Tra 9 mesi avrai un bimbo. Sarà maschio e gli porrai nome MIchele",  lei sentì quelle parole proferite da uno sconosciuto, come parole del Signore per lei. Mi raccontò poi, di aver avvertito sulla sua persona la Presenza dello Spirito Santo con sensazioni anche fisiche.

L'incontro finì. Io rientrai a casa a tarda notte. Come sempre mi accade, io non ricordo MAI le parole che il Signore mi dona nella preghiera. Sono così abbandonato a Lui, che è come "uscire da me stesso", come svuotare il mio ego. Per cui non ricordo mai nulla e questo mi piace. Mi piace molto perchè so che è Lui, solo Lui che opera, non io. Io sono solo uno strumento nelle Sue mani, docile. Io sono il violino e lui il violinista: mai uno Stradivari prenderà il posto di Paganini!

Tre mesi dopo tornai in quella chiesa. Stavo entrando quando una signora bionda, di corsa, venne con impeto a salutarmi e abbracciarmi. Io non sapevo chi fosse. Lei sì, lei sapeva chi ero io (succede spesso così agli incontri). Mi raccontò con gioia della parola ricevuta attraverso di me nel precedente incontro: non riusciva a trattenete l'entusiasmo e le emozioni nel dirmi: sono finalmente in dolce attesa!

Io blaterai qualcosa, un pò imbarazzato e sorpreso perchè non ricordavo assolutamente nulla. Ma sapevo anche che ogni parola di conoscenza non è importante che la ricordi io, quanto che sia ricordata dalla persona interessata, a cui è rivolta, affinchè porti frutto.

Così chiesi ad Alessandra: E come chiamerete il bimbo che nascerà? Lei rispose in modo fermo: Lo chiameremo Michele: così come il Signore ha detto attraverso di te!".

Ci salutammo. Ero felice. Felice per lei, per il marito, per il piccolo Michele che si stava formando nel grembo materno. Ero felice perchè quella parola di conoscenza aveva prodotto quel frutto per cui era stata inviata. Ero felice perchè servivo un Dio che si serve di me, nonostante le mie umane fragilità, per compiere le Sue meraviglie. Michele nacque esattamente 9 mesi dopo l'incontro: il 21 ottobre! Che precisione!

E' la stessa felicità che provo oggi nei vari incontri.

Non solo rievocando Alessandra e Michele, ma ripassando velocemente alla memoria quelle persone che recentemente ho incontrato e mi hanno raccontato altre Sue meraviglie e di cui aspetto la loro testimonianza scritta o video. Anche a queste nuove testimonianze di Gesù Risorto, mi permetterò di raccontare il mio punto di vista.

Venite, guardate le opere del Signore, egli fa sulla terra cose stupende (Sal 46,8)

Roberto Aita



La scelta che cambia in meglio la vita

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La scelta che cambia in meglio la vitaMi sono proposto in questo articolo di cercare di aiutare i credenti a comprendere l'importanza di certe scelte, sopratutto in un periodo come quello che stiamo vivendo e in una società come la nostra, apatica e tollerante:  Apatia e tolleranza sono le ultime virtù di una società morente (Aristotele)

Premetto che da 13 anni frequento gli incontri ed eventi dell'associazione Germission. La svolta che cambiò in meglio la mia vita sotto ogni aspetto è iniziata con l'adesione a Gerpartner.

Ricordo anni fa, quando Roberto propose le 4D del DISCEPOLATO. Fu per me una benedizione del cielo, mentre alcuni aderirono altri criticarono, giudicarono ed altri ancora lasciarono gli incontri. E' per me incredibile come certi cristiani, credenti e praticanti, non credano alle promesse di Dio!

Hanno magari letto e certamente udito la Parola di Dio, ma non la accolgono:  Quel servo che ha conosciuto la volontà del suo padrone e non ha preparato, né fatto nulla per compiere la sua volontà,  riceverà molte percosse; ma colui che non l'ha conosciuta e ha fatto cose degne di castigo, ne riceverà poche  (Lc 12, 47)

Ho fatto un'ampia ricerca e da nessuna parte ho trovato qualcuno che proponesse un percorso cosi specifico e chiaro in totale ubbidienza alla Parola di Dio:  Andate dunque e fate miei discepoli tutti i popoli (Mt 28,18)

Parlando con varie persone mi sono reso conto che quelle che per me sono le  D più difficili: DOCILITA'- DISTACCO - DISCEPOLATO, per molti altri la più difficile è.... la DECIMA!  Per me è la più semplice (è solo un calcolo matematico, il 10 % ).

Molti pensano che sostenere progetti solidali sia come dare la DECIMA a DIO, ma non è cosi! La Bibbia ci spiega chiaramente la differenza; non voglio citare tutti i versetti in merito ma bensi' esprimere ciò che io  penso al riguardo.  Dare la decima a GERMISSION è sostenere l'evangelizzazione  (Mt 28:19)

Essere discepoli significa tendere a essere come Gesù.


The Sermon on the Mount
Carl Bloch, 1890
Per questo ogni discepolo nutre lo spirito e  come qualcuno ha detto: nutrire lo spirito fa fiorire la mente e fruttificare il corpo.  Si usa giustamente  l'espressione "sposare la causa". Essere Gerpartner significa "sposare" Germission. Credo che la Missione che sosteniamo davvero e di cui ci sentiamo davvero parte (Partner) è esserle dedicati come nel matrimonio.

Un marito o una moglie sono "dedicati" al Partner non a altri uomini o a altre donne (se così fosse quel matrimonio non è tale). Come marito sono dedicato (partner) a mia moglie. Se le dicessi che mi dedico a lei e a altre donne, che mi divido in più situazioni a cui credo, non la prenderebbe per niente bene, giustamente.

Come marito, o sono partner di mia moglie o non lo sono. E' una mia scelta. Libera, ma una mia scelta. Una decisione. Così è per Germission.

E' come un matrimonio. Un Impegno. O è un Impegno o non lo è.

Se mia moglie mi dicesse che è impegnata con me e, allo stesso tempo, con altri, io non la potrei considerare mia Partner.

Come ci ricorda S.Paolo, il sostegno è dato primariamente a colui che ci nutre con la Parola. Le altre donazioni solidali, sono libere offerte, ma non sono l' IMPEGNO di colui o colei che "sposa la causa" dell'evangelizzazione.

Questa è la differenza tra l'offerta (che è solidale)  dalla decima (data a Dio, a colui che ci nutre con la Parola).  "Chi viene istruito nella Parola, faccia parte di quanto possiede a chi lo istruisce. Non vi fate illusioni; non ci si può prendere gioco di Dio. Ciascuno raccoglierà quello che avrà seminato"  (Gal 6,6-7)

Non opprimerai il tuo prossimo e non gli rapirai ciò che è suo; Il salario dell'operaio al tuo servizio non ti resti in mano la notte fino al mattino" (Lev 19,13)

Come la prima volta in cui anni fa, udii l'importante percorso delle 4D, e fu per me una benedizione del cielo, sono consapevole che altri potranno criticare queste mie parole e altri, magari, lasciare gli incontri.

Non importa.

Solo mi dispiace per chi critica, perchè non critica la mia persona, ma critica la Sua Parola.

Del resto l’azione evangelizzatrice non può mai venire meno, perché mai verrà a mancarle la presenza del Signore Gesù nella forza dello Spirito Santo, secondo la sua stessa promessa: "Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo" (Mt 28, 20).

Gli odierni relativismi in ambito religioso non sono un motivo valido per venir meno a questo oneroso ma affascinante impegno, ed è come " compito primario".  «Caritas Christi urget nos " L’amore del Cristo ci spinge"  (2 Cor 5, 14)

Silvano Dal Grande



Insisti in ogni occasione

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Quando NON pensiamo di aver raccolto dei frutti da una semina del passato, in realtà il Signore poi ci concede la gioia di vedere i frutti che abbiamo a suo tempo seminato. In questo caso di Mariella, dopo ben 25 anni!

E' proprio vero ciò che dice il Signore: Ti scongiuro davanti a Dio e a Cristo Gesù... annunzia la parola,  insisti  in ogni occasione opportuna e non opportuna, ammonisci, rimprovera, esorta... Verrà giorno, infatti, in cui non si sopporterà  più la sana dottrina, ma, per il prurito di udire qualcosa,  gli uomini si circonderanno di maestri secondo le proprie voglie, rifiutando di dare ascolto alla verità per volgersi alle favole. (2Tim 4,1-4)

Insisti, dice S.Paolo.

I sinonimi di insistere sono: perseverare, tener duro, ostinarsi, impuntarsi, ripetere, sottolineare,ecc...  Sono termini che spiegano ciò che non si dovrebbe fare, cioè: cedere, lasciar perdere, rinunciare, desistere, soprassedere,ecc...


Io e la mia famiglia abbiamo conosciuto Mariella 25 anni fa a Biella, quando le fu assegnata la cattedra in lettere presso un Istituto Tecnico locale. Ci contattò attraverso amici comuni e iniziò a frequentare i nostri incontri come Ass.ne GER a Biella e si inserì benissimo nel clima di libertà nello Spirito che contrassegnava i nostri incontri. Si stabilì una confidenza, al punto che ancora qualche giorno fa mia figlia Grazia, ricordando una sera che venne a cena da noi, le insegnò una filastrocca da giocare con la palla al muro.

Poi ottenne il trasferimento nella città pugliese da cui proveniva e perdemmo ogni contatto (eravamo, tra l'altro nell'epoca pre-internet,ecc...) per tantissimi anni.

Solo la scorsa settimana, Mariella mi scrive una graditissima mail (il  ri- contatto dopo quasi 25 anni!). E' stata una gioia per tutti noi, poterci sentire e rivedere via Skype, raccontarci molte cose accadute negli anni, ricordando i vecchi amici e condividendo il percorso col Signore.

Quello che mi ha reso felice, è stato sapere che tutto quello che era stato seminato anni fa nel cuore di Mariella, attraverso la Sua Parola, ha potuto aiutarla ad affrontare situazioni difficili nella sua vita, così come racconta nella sua video testimonianza:


Non c'è gioia più grande per me, vedere che ciò che si è seminato negli anni, porta frutto. Ciò che che si è seminato a suo tempo nella vita di Mariella, ha portato frutto. Seminare la Parola è difficile e costa tempo ed energie e questa semina è fatta di insistenza e perseveranza. Non sempre ne vediamo e ne cogliamo i frutti; a volte vi è una lunga distanza tra la semina e il raccolto, ma quando questo accade, mi riempie di gioia.

Tra l'altro, gioia nelle gioie, è stata quella di scoprire che ciò che Mariella aveva fatto sua della libertà in Cristo, le ha impedito di venire schiavizzata da uno "spirito settario" in una comunità che lei aveva frequentato. Quei semi di libertà nello Spirito l'hanno aiutata a dire "no" alle manipolazioni mentali che questo gruppo settario imponeva ai suoi adepti. E' motivo di ulteriore gioia sapere che Mariella è impegnata nella sua realtà locale nell'evangelizzazione attraverso la musica, organizzando concerti di musica cristiana aconfessionali, aperti a tutti, senza steccati o barriere religiose.

La libertà in Cristo non è anarchia (come alcuni pensano erroneamente, per fare quello che vogliono. Troppi credenti confondono il "buonismo" con l'Amore vero). La libertà in Cristo è camminare nella Sua Parola che ci permette di conoscere la Verità e questa ci rende davvero liberi. Non c' è autentica libertà, senza la verità. Non c'è verità senza perseveranza nella Sua Parola.

Ecco perchè, da sempre, come Ass.ne GER divulghiamo la Parola di Dio senza compromessi. Ecco perchè offriamo la possibilità delle 4D (Docilità, Distacco, Decima e Discepolato), 4 Passi fondamentali che determinano la differenza tra chi crede (credente) e discepolo. Gesù ci chiede di esserGli discepoli, non solo credenti (anche il diavolo crede!).

Verrà giorno, infatti, in cui non si sopporterà più la sana dottrina, ma, per il prurito di udire qualcosa,  gli uomini si circonderanno di maestri secondo le proprie voglie, rifiutando di dare ascolto alla verità per volgersi alle favole. (2Tim 4,1-4)

Volgersi alle favole. E' proprio così. Oggi all'interno della cristianità dilagano molte "favole", che molti amano, perchè più "comode" del Vangelo scomodo di Gesù. Quando sento parlare di "pace universale" (giusto per dire un argomento) da persone che dovrebbero, dico dovrebbero, dopo vent'anni di cammino sulla Parola, aver fatto propri gli insegnamenti dell'Apocalisse (tra gli altri) allora è proprio vero che in questi vincono le "favole".

Ma chissà, al contrario, quante persone come Mariella, che nel tempo hanno conservato la Parola in loro, e di cui non abbiamo più notizie, danno Gloria a Dio attraverso le loro vite, e ringraziano Germission, anche a nostra insaputa.

Roberto Aita



La solitudine: un prezzo da pagare

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La solitudine: un prezzo da pagareSentirsi isolati, incompresi, distanti dagli amici, consumati dal vuoto e dalle perdite è un'esperienza inevitabile. La parola "solitudine" (in inglese loneliness) è stata considerata la più triste parola della lingua inglese. Il suo suono evoca tristezza. Esiste una differenza importante fra solitudine e quiete: la solitudine è un sentimento involontario, non desiderato. L'essere solo, la quiete, è qualcosa di volontario, una scelta deliberata e promuove l'ispirazione. " Veglio e sono come il passero solitario sul tetto" (Sal 102:6).  Il passero vive in comunità, perché su un tetto? Ha perso il suo compagno? È malato? O è stato espulso dal gruppo?

Si è soli in mezzo alla gente. Si è soli quando si vedono cose che gli altri non vedono (pionieri, innovatori,ecc...) e si è del tutto incompresi.

Nella Bibbia leggiamo di individui soli pur non essendo soli: Giacobbe mentre lotta con Dio; Giuseppe nel pozzo e nella prigione; Mosè nel deserto; Elia sul Monte Carmelo; Giobbe seduto sulle ceneri; Giona nel ventre del pesce; Geremia nel fondo della cisterna.

Lo stesso apostolo delle genti, S.Paolo, fondatore di numerose comunità cristiane attraverso svariate sofferenze (2Cor 11), usato potentemente dal Signore con miracoli e prodigi (2Cor 12,12), scrive così nella sua ultima lettera prima del martirio: Nella mia prima difesa nessuno si è trovato al mio fianco, ma tutti mi hanno abbandonato; ciò non venga loro imputato! (2Tim 4,16)

Vi sono molti aspetti complessi nella vita poliedrica di Gesù; uno di questi è senz'altro la solitudine.

Fu rifiutato dagli Israeliti:  Venne fra i suoi ma non fu accolto (Gv 1, 11)

Fu considerato un "pazzo" un "fuori di testa" dai suoi stessi familiari più stretti : Allora i suoi, sentito questo, uscirono per andare a prenderlo; poiché dicevano: «È fuori di sé» (Mc 3,21)

I suoi familiari non credevano in Lui:  I suoi fratelli gli dissero: «Parti di qui e và nella Giudea perché anche i tuoi discepoli vedano le opere che tu fai. Nessuno infatti agisce di nascosto, se vuole venire riconosciuto pubblicamente. Se fai tali cose, manifèstati al mondo!». Neppure i suoi fratelli infatti credevano in lui. (Gv 7,3-5)

I credenti  cercarono anzitempo di ucciderlo:  All'udire queste cose, tutti nella sinagoga furono pieni di sdegno; si levarono, lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte sul quale la loro città era situata, per gettarlo giù dal precipizio. Ma egli, passando in mezzo a loro, se ne andò (Lc 4,28-30)

I Suoi concittadini di Nazareth non credevano in Lui e lo presero in giro: Gesù partì di là e venuto nella sua patria insegnava nella loro sinagoga e la gente rimaneva stupita e diceva: «Da dove mai viene a costui questa sapienza e questi miracoli? Non è egli forse il figlio del carpentiere? Sua madre non si chiama Maria e i suoi fratelli Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle non sono tutte fra noi? Da dove gli vengono dunque tutte queste cose?». E si scandalizzavano per causa sua. Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua». E non fece molti miracoli a causa della loro incredulità. (Mt 13,53-58)

I Suoi discepoli non lo capivano: «Maestro, ho portato da te mio figlio, posseduto da uno spirito muto. Quando lo afferra, lo getta al suolo ed egli schiuma, digrigna i denti e si irrigidisce. Ho detto ai tuoi discepoli di scacciarlo, ma non ci sono riusciti».Egli allora in risposta, disse loro: «O generazione incredula! Fino a quando starò con voi? Fino a quando dovrò sopportarvi? Portatelo da me» (Mc 9,17-19)

La gente non "rispondeva" alle Sue esortazioni:  Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, abbiamo cantato un lamento e non avete pianto. È venuto Giovanni, che non mangia e non beve, e hanno detto: Ha un demonio. È venuto il Figlio dell'uomo, che mangia e beve, e dicono: Ecco un mangione e un beone, amico dei pubblicani e dei peccatori. (Mt 11,17-19)

Neppure i miracoli lo accreditarono:  Allora si mise a rimproverare le città nelle quali aveva compiuto il maggior numero di miracoli, perché non si erano convertite: «Guai a te, Corazin! Guai a te, Betsàida. Perché, se a Tiro e a Sidone fossero stati compiuti i miracoli che sono stati fatti in mezzo a voi, già da tempo avrebbero fatto penitenza, ravvolte nel cilicio e nella cenere. (Mt 11,20-21)

Provò l'ingratitudine anche dei miracolati:  Appena li vide, Gesù disse: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono sanati. Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce; e si gettò ai piedi di Gesù per ringraziarlo. Era un Samaritano. Ma Gesù osservò: «Non sono stati guariti tutti e dieci? E gli altri nove dove sono? (Lc 17,14-17)

Provò l'essere cercato solo per interessi personali:  «In verità, in verità vi dico, voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Procuratevi non il cibo che perisce, ma quello che dura per la vita eterna (Gv 6,26-27)

Il "cassiere" del Team era un ladro:  «Perché quest'olio profumato non si è venduto per trecento denari per poi darli ai poveri?». Questo egli disse non perché gl'importasse dei poveri, ma perché era ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro (Gv 12,5-6) Alcuni infatti pensavano che, tenendo Giuda la cassa, Gesù gli avesse detto: «Compra quello che ci occorre per la festa», oppure che dovesse dare qualche cosa ai poveri. (Gv 13,28-29)

Nell'ora estrema lo lasciarono solo:  E presi con sé Pietro e i due figli di Zebedèo, cominciò a provare tristezza e angoscia. Disse loro: «La mia anima è triste fino alla morte; restate qui e vegliate con me». E avanzatosi un poco, si prostrò con la faccia a terra e pregava dicendo: «Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi tu!». Poi tornò dai discepoli e li trovò che dormivano. E disse a Pietro: «Così non siete stati capaci di vegliare un'ora sola con me? (Mt 26,37-40)

Giuda lo tradì per 30 denari:   Ma Gesù gli disse: «Giuda, tradisci il Figlio dell'uomo con un bacio?» (Lc 22,48)

Tutti i discepoli lo abbandonarono:  In quello stesso momento Gesù disse alla folla: «Siete usciti come contro un brigante, con spade e bastoni, per catturarmi. Ogni giorno stavo seduto nel tempio ad insegnare, e non mi avete arrestato. Ma tutto questo è avvenuto perché si adempissero le Scritture dei profeti». Allora tutti i discepoli, abbandonatolo, fuggirono. (Mt 26,55-56)

Fu deriso e sbeffeggiato:    E i soldati, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero addosso un mantello di porpora; quindi gli venivano davanti e gli dicevano: «Salve, re dei Giudei!». E gli davano schiaffi (Gv 19,2-3)

La folla volle salvare l'omicida Barabba per crocifiggere Lui:  Ma essi si misero a gridare tutti insieme: «A morte costui! Dacci libero Barabba!». Questi era stato messo in carcere per una sommossa scoppiata in città e per omicidio.(Lc 23,18-19)

In croce, fu abbandonato anche dal Padre:  E, verso l'ora nona, Gesù gridò a gran voce: «Elì, Elì, lamà sabactàni?» cioè: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?» (Mt 27,46) Colui che non ha conosciuto peccato, egli lo ha fatto diventare peccato per noi, affinché noi diventassimo giustizia di Dio in lui. (2Cor 5,21) Cristo ci ha riscattati dalla maledizione della legge, diventando lui stesso maledizione per noi, come sta scritto: Maledetto chi pende dal legno (Gal 3,13)

Negli anni ho scoperto nella mia vita personale che servire il Signore e proclamare il Vangelo è accogliere la Grazia, ma è anche pagare il prezzo del rifiuto, della persecuzione, della solitudine.  E' un Signore che esige tutto.

Sento, vedo e percepisco realtà spirituali che altri non sentono, non vedono e non percepiscono. E' normale così essere soli.

In più so cosa significhi essere abbandonato (emarginato, diseredato) dalla madre, dal fratello, dai parenti e dagli amici:  Voi sarete traditi perfino da genitori, fratelli, parenti e amici (Lc 21,16). Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me; chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me. Chi avrà trovato la sua vita, la perderà: e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà (Mt 10,37-39)

Nella tristezza della solitudine, quando anche l'amico più caro ti abbandona: Se mi avesse insultato un nemico, l'avrei sopportato; se fosse insorto contro di me un avversario, da lui mi sarei nascosto. Ma sei tu, mio compagno, mio amico e confidente; ci legava una dolce amicizia, verso la casa di Dio camminavamo in festa  (Sal 54,13-15) so che non basta cadere a terra (essere abbattuto,atterrato), occorre anche morire (la solitudine è mortificante, presagio di morte).

Eppure è la condizione necessaria  per portare frutto (Il sangue dei martiri è il seme dei cristiani-Tertulliano):  “Se il chicco di grano caduto in terra non muore rimane solo; se invece muore, produce molto frutto” (Gv 12,24).

Roberto Aita



Pescatori di uomini

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Mi sono chiesta e mi chiedo tante volte cosa sarebbe stata la mia vita senza la presenza di Dio. Oppure cosa sarebbe la mia vita senza avere la certezza che Dio mi aiuta,che è sempre dalla mia parte. “Se Dio è per noi chi sarà contro di noi”?(Rm.8,31)

Dio ha preparato il meglio per me e vuole che io sia felice. Sono passati tanti anni dal giorno che Gesù ha toccato il mio cuore con il Suo amore e attraverso questo articolo voglio ringraziare prima Dio e poi tutte quelle persone che mi testimoniarono il fatto che anch’ io avrei potuto conoscerlo personalmente e che la mia vita sarebbe cambiata con Lui. Sono dispiaciuta  per quelle persone che sono lontane da Lui, non lo conoscono e non sanno quanto Gesù li ami e quanto bene vuole fare per loro.

Persone disperate, sole, che soffrono nell’ anima e nel corpo. Eppure per tutta l’umanità c’è una via d’uscita, e l’unica Via è: Gesù. Ma se nessuno glielo dice come verranno a saperlo? Ecco perché è fondamentale l’evangelizzazione. Proclamare agli altri la grandezza di Dio, dirgli del sacrificio di Gesù sulla croce, che la loro vita può essere trasformata interamente, che la disperazione diventa speranza per tutta l’umanità.  Con questo articolo voglio dire grazie a coloro che mi parlarono di Gesù e grazie a tutti coloro che ogni giorno dedicano la loro vita, il loro tempo, le loro preghiere per far conoscere Gesu’. Il Signore li benedica!

“Infatti, pur essendo libero da tutti, mi sono fatto servo di tutti per guadagnarne il maggior numero: mi sono fatto Giudeo con i Giudei, per guadagnare i Giudei; con coloro che sono sotto la legge sono diventato come uno che è sotto la legge, pur non essendo sotto la legge, allo scopo di guadagnare coloro che sono sotto la legge.

Con coloro che non hanno legge sono diventato come uno che è senza legge, pur non essendo senza la legge di Dio, anzi essendo nella legge di Cristo, per guadagnare coloro che sono senza legge.

Mi sono fatto debole con i deboli, per guadagnare i deboli; mi sono fatto tutto a tutti, per salvare ad ogni costo qualcuno. Tutto io faccio per il vangelo, per diventarne partecipe con loro (1 Cor.9-20,23).

Per questo dico grazie a tutte le persone che evangelizzando testimoniano con perseveranza e fatica agli altri ,l’amore grande di Dio, che portano agli altri la Vita, la meravigliosa Vita di Dio.

“Ma non faccio nessun conto della mia vita, come se mi fosse preziosa, pur di condurre a termine con gioia la mia corsa e il servizio affidatomi dal Signore Gesù, cioè di testimoniare del vangelo della grazia di Dio”.(Atti 20,24)

Rizzi Loira

Tutto è possibile a chi crede



Per Vedere più lontano

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Per Vedere più lontanoLa storia è la disciplina che si occupa dello studio del passato tramite l'uso di fonti, documenti, testimonianze e racconti che possano trasmettere il sapere. "Non sapere che cosa sia accaduto nei tempi passati, sarebbe come restare per sempre un bambino. Se non si fa uso delle opere delle età passata, il mondo rimarrà sempre nell’infanzia della conoscenza" (Cicerone). Come non possiamo vedere il domani senza l'oggi, così non possiamo vivere l'oggi senza ieri. "Se ho visto più lontano è perchè sono salito sulle spalle dei giganti" , frase attribuita a Newton, illustra bene il concetto di ciò che chiamiamo progresso in ogni campo della vita, anche quello spirituale. Se oggi, nel 2017, parliamo di fede, Bibbia, Spirito Santo, profezie, ecc... è proprio perchè nel passato persone hanno lottato e sofferto affinchè questi tesori arrivassero fino a noi. Persone ed eventi del passato sono importanti per ciò che noi viviamo oggi. Vediamo alcuni eventi di cui quest'anno si celebrano le ricorrenze.

500esimo della Riforma protestante.  Martin Lutero (1517-2017) «ci offre l’opportunità di compiere un ulteriore passo in avanti, guardando al passato senza rancori» per «riproporre agli uomini e donne del nostro tempo la novità radicale di Gesù, la misericordia senza limiti di Dio: proprio ciò che i Riformatori ai loro tempi volevano stimolare». Lo ha detto Papa Francesco nell’udienza ad una delegazione della Chiesa evangelica tedesca citando quanto affermato da Benedetto XVI ad Erfurt nel 2011 (la «questione su Dio» era «la passione profonda, la molla della vita e dell’intero cammino» di Lutero) e sottolineando che «il fatto che la loro chiamata al rinnovamento abbia suscitato sviluppi che hanno portato a divisioni tra i cristiani, è stato certamente tragico» e cinquecento anni fa le lotte tra fratelli e sorelle nella fede furono «fomentate da interessi politici e di potere», mentre oggi «rendiamo grazie a Dio perché finalmente, “deposto tutto ciò che è di peso” – ha detto Jorge Mario Bergoglio citando San Paolo - «fraternamente “corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù”».


100esimo delle apparizioni a Fatima. Le apparizioni della Vergine avvennero fra il 13 maggio e il 13 ottobre del 1917 a tre piccoli pastori, i fratelli Francisco e Giacinta Marto e la loro cugina Lucia dos Santos. Si è presentata ai tre fanciulli nella piana, dove pascolavano il gregge, la Cova di Ria, e dialogando con loro amabilmente, invitandoli insistentemente alla preghiera. L’intimità con Dio trasforma la vita in sacrificio per i fratelli, specialmente quelli su cui ricade lo sguardo misericordioso di Dio, per la conversione dei peccatori. Avvenne durante la prima guerra mondiale e annunciò i pericoli incombenti sull'umanità intera. Ma il messaggio di Fatima lasciatoci dalla Madonna non ha nulla di catastrofico. Dice anzi come la speranza deve guidare i nostri passi verso la vita, certo seguendo fedelmente gli insegnamenti che il Signore ci ha lasciato attraverso il Figlio suo Gesù Cristo, che è stato inviato per la nostra salvezza.


50esimo del Rinnovamento Carismatico cattolico. Nasce nel 1967 negli Stati Uniti durante un ritiro spirituale  di alcuni studenti dell'Università Duquesne a Pittsburgh in Pennsylvania. L'influenza del pentecostalismo evangelico, che a sua volta all'inizio del 20mo secolo  scosse il protestantesimo, fu evidente nella nascita del movimento che infatti agli inizi venen definito "pentecostalismo cattolico".  Il nuovo movimento così si inserì nel più generale movimento carismatico   che aveva già interessato le Chiese protestanti. Il Rinnovamento carismatico cattolico più che un'unica entità va considerato come un coordinamento internazionale di realtà diversificate, ma che sono accomunate dalla riscoperta del ruolo della terza Persona della Trinità, lo Spirito Santo. La caratteristica comune del Rinnovamento carismatico cattolico è il battesimo nello Spirito Santo, che consiste nell'esperienza dell'accettazione consapevole dello Spirito Santo con i suoi doni carismatici. “Rendo grazie a Dio con voi per questi 50 anni di azione sovrana dello Spirito Santo”, “che ha dato vita alla corrente di grazia che è il Rinnovamento carismatico cattolico.


Oggi ?  Quando si celebrano le ricorrenze si commemorano persone ed eventi del passato. Qualcuno ha detto: Le ricorrenze ricordano un passato che non c'è più. Personalmente condivido. "Si sale sulle spalle dei giganti (passato) per vedere più lontano". Quel passato ci ha portato all'oggi. Ma....cosa oggi il Signore vuole da noi? Qual'è il prossimo step? Non possiamo guidare l'auto guardando sempre lo specchietto retrovisore perchè andiamo a.... sbattere! Ma guidiamo l'auto gettando un' occhiata attenta a ciò che sta dietro, ma concentrandoci soprattutto su ciò che ci sta davanti! Questo mi intriga molto e mi fa ricordare le parole di S.Paolo: dimentico del passato e proteso verso il futuro, corro verso la mèta (Fil 3,13-14)

Roberto Aita




9 Regole per essere veramente felici

GerMission- Associazione Gesù è risorto
Scopriamo insieme le 9 Regole per essere veramente Felici , per prima cosa dobbiamo capire veramente cosa ci può rendere felici, tutti direte i soldi e il successo, è provato scientificamente e socialmente che successo e soldi non equivale ad ESSERE FELICI .
Ma allora COSA SERVE PER ESSERE VERAMENTE FELICI..
Che ne dite immergetevi in questo articolo e lo scoprite, forse è più semplice di quanto voi pensiate...
Da studi fatti sulle persone felici sono state state riconosciute queste 9 caratteristiche comuni che possono diventare delle vere e proprie regole da rispettare per raggiungere la VERA FELICITÀ.

9 Regole per essere veramente felici

1.AMANO SE  STESSI PER QUELLO CHE SONO

In superficie questo potrebbe apparire come incredibilmente egoistico,ma ciò significa semplicemente che sono veramente a loro agio con loro stessi.
Accettano e abbracciano se stessi fisicamente, mantengono il loro vero carattere indipendentemente dal fatto che  non ricevono l’approvazione e lavorano per rendere al meglio la loro esperienza umana che stanno vivendo invece di sguazzare in quello che gli altri potrebbero definire come debolezze o carenze.

2. VEDONO I RAPPORTI COME ESTENSIONE  PIUTTOSTO CHE LA BASE DELL’ESPERIENZA UMANA

Relazioni, se amichevoli, familiari o romantiche , sono certamente una delle parti più grandi dell’esperienza umana. Tuttavia, troppi di noi danno loro presenza o assenza, e ancora di più il valore che attribuiamo a esse detta la nostra felicità generale nella vita. Ho trovato che le persone veramente felici tendono a trovare completa soddisfazione dentro di sé, e vedi tutte le relazioni come l’estensione impressionante per il loro autocontenuto. E spesso quando non stiamo cercando per gli altri di riempire un particolare vuoto, o per farci sentire in un certo modo, che si formano i rapporti più veri .

3. ABBRACCIANO IL CAMBIAMENTO

La vita è una lezione costante e le persone felice tendono a essere bene consapevoli di ciò. Non solo sono aperte al cambiamento veramente ascoltano e hanno rispetto per  i suggerimenti, per le considerazioni , per tutte le opinioni e  accettano  le critiche in modo costruttivo piuttosto che offensivo.

4. CELEBRANO PIUTTOSTO CHE CONFRONTARE I PROPRI RISULTATI CON QUELLI DEGLI ALTRI

La gelosia è un assassino, e come disse una volta Gary Allan, “Puoi essere la luna ed essere ancora gelosa delle stelle.” Siamo tutti in grado di compiere qualsiasi cosa in questa vita e gli unici che possono trovare l’unità all’interno noi stessi a farlo. Invece di osservare e confrontare verso coloro che hanno compiuto, i realmente felici tendono a celebrare e usarlo come motivazione per realizzare le cose all’interno delle loro vite.

5. NON  FANNO LE VITTIME

Tutti siamo stati la cosiddetta ‘vittima‘ di molte cose nella vita. Che si tratti di un inattesa rottura sentimentale, essere licenziato da un lavoro, o anche qualcosa di così grave come il destinatario di abusi domestici. In realtà le persone felici tendono ad essere quelli che non scelgono di abitare in essa. Essi scelgono di lasciare che la vittimizzazione li fortifichi, piuttosto che indossarlo come un segno di debolezza o come la cosa che li rende sempre degni di ricevere simpatia.
6.  VIVERE NEL PRESENTE
Può essere divertente rievocare il passato o fantasticare sul futuro, non potrà mai essere fatto in qualsiasi cosa, ma le persone presenti e felici tendono a rendersene conto.Non solo se ne rendono conto, ma tendono a usarlo come motivazione per rendere la maggior parte di esso. Oltre ad essere motivante, tale consapevolezza può anche rivelarsi utile per apprezzare realmente  i momenti di relax, permettendo a voi stessi di essere veramente in voi , piuttosto che proiettati in future preoccupazioni.
7.  CREDONO CHE OGNI COSA ACCADE PER UN MOTIVO
Questo può essere facilmente messo in relazione  alla  scelta di non essere una vittima, ma le persone felici tendono a fidarsi del processo e dell’esistenza di ogni cosa nella loro vita. Essi sanno che niente è mai troppo grande da gestire e scelgono  di abbracciare ciò che la vita gli  sta gettando piuttosto che rannicchiato alla vista di esso.
8.  NON LASCIANO CHE I SOLDI GESTISCANO LA LORO VITA
Nessuno nega che in questo mondo in questo momento abbiamo tutti bisogno di soldi per esistere, e di conseguenza molti di noi trascorrono la maggior parte della nostra vita fare cose che ci aiutano a guadagnare.La differenza che ho trovato è che le persone felici non lasciano che il denaro sia il loro ultimo dittatore nella vita.
Ci sono modi creativi per fare tutto in questo mondo, di vedere il denaro come unica possibilità di  fare tutto seguendo gli standard è la cosa più paralizzante per la creatività.
9. SI GUARDANO DENTRO PER TROVARE LE SOLUZIONI
Una delle realizzazioni più potenti di una persona veramente felice opera sulla base “il cambiamento inizia dentro“.La consapevolezza che è il risultato non solo di realizzare questo, ma ancora di più in uso come la spina dorsale di tutto nella vita può essere abbastanza notevole.Ci sono migliaia di libri, mantra, tecniche e pratiche là fuori che possono aiutarci a trovare soluzioni a tante cose nella vita, ma hanno tutti bisogno di una cosa per essere veramente funzionali: la coscienza a sostenerle.
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Bruno Pramaggiore



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